16 agosto 2012

Un Blog come Terapia


Non so quando è cominciata questa mia mania di scrivere. O forse lo so. Infatti andando indietro con la mente,  ho sempre avuto la predisposizione a riversare sulla carta i miei stati d’animo. Allora usavo questo metodo nelle delusioni amorose e qualche lettera è ancora conservata nella cassettina dei ricordi di chi l’ha ricevuta.
Da sempre ho scritto, da sempre ho riversato sulla carta le mie lacrime e la mia rabbia;  la gioia e la felicità no perchè quando ero felice e gioiosa vivevo la felicità e non avevo bisogno di scriverla.
Usavo il quaderno come una amica. Ed in fondo ero l’amica di me stessa perchè scrivendo di getto e poi rileggendo anche a distanza di giorni mi rendevo conto dei miei errori o delle mie esagerazioni.
E mi consigliavo.
Ho sempre espresso i pensieri esattamente come si presentavano e scrivendo potevo esprimere tutto cio’
che a parole magari nn riuscivo a dire vuoi per pudore vuoi per non offendere i sentimenti altrui che ho tenuto senmpre in gran considerazione come altri non hanno fatto con me.
Poi mori’ mia madre ed io non scrissi piu’. Il dolore era troppo forte e la mia mano, la penna e il foglio di carta non erano in grado di contenerlo. Un dolore che dilaniava il cuore e si estendeva nelle carni. E penetrava in tutte le fibre.
La perdita delle origini, dell’utero che ti ha generata, il taglio cruento e definitivo del cordone ombelicale che un figlio non taglia mai completamente. Il nulla. Il distacco definitivo. Non una partenza che lascia la speranza di un ritorno. No. Proprio la fine. Il non rivedersi piu’. Quel dolore non si è mai estinto. Oggi è acquattato. Come un cane ringhioso e feroce a cui hanno messo la museruola.
Presa dalle responsabilità piovutemi addosso da un momento all’altro non avevo piu’ il tempo per occuparmi della mia interiorità. E la mia solitudine si centuplico. Vivevo come un automa. Lavoravo, mangiavo, dormivo, mi occupavo della casa e cercavo di stare vicina a mio padre anche se non potevo lenire il suo dolore. E pian piano il grande prato verde della mia anima divenne una arida sconfinata prateria punteggiata di solitari cactus e dove molto spesso ululava il coyote.
In questo deserto ho scoperto Internet ed è stato come aprire una finestra su un mondo colorato e profumato, un mondo sereno dove tutto è possibile, dove si puo’ realizzare tutto cio’ che si desidera e dove si puo’ essere cio’ che si vuole.
Ed ho ricominciato a scrivere…per essere me stessa. Senza trucchi e senza impalcature. Senza mistificazioni e senza imbrogli. Per ritrovare il grande prato verde della mia anima…
Poi è mancato pure mio padre...nuovo black out....
Ma la mia anima ha bisogno di esprimersi...preme per espandersi...ed ho bisogno di  ricominciare


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