30 maggio 2012

Vulcano Marsili. Una Bomba ad orologeria nel Mar Tirreno.

Prendendo spunto dal terremoto in Emilia Romagna e leggendo qui e la sul web, mi sono resa conto che la situazione potrebbe essere piu' grave di quello che i media dicono.
Si parla solo ed esclusivamente degli aiuti alle persone che hanno perso la casa ma non si parla assolutamente della reale situazione in Italia e di quello che potrebbe succedere in qualsiasi momento. La nostra nazione ha una bomba ad orologeria situata nel Mar Tirreno, bomba ad orologeria che puo' esplodere da un momento all'altro visto che dagli studi che si stanno effettuando,  le sue pareti si stanno assottigliando: Il Vulcano Marsili.


Questo è cio' che ho letto sull'argomento e che riporto:
Il vulcano Marsili scoperto negli anni venti del XX secolo e battezzato in onore dello scienziato italiano Luigi ferdinando Marsili è un vulcano sottomarino ed è stato studiato a partire dal 2005 nell'ambito di progetti strategici del CNR per mezzo di un sistema multibeamìà e di reti integrate di monitoraggio per osservazioni oceaniche Con i suoi 70 km di lunghezza e 30 km di larghezza (pari a 2100 chilometri quadrati di superficie) il Marsili rappresenta uno dei vulcani più estesi d'Europa. Il monte si eleva per circa 3000 metri dal fondo marino, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno.
I fenomeni vulcanici sul monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satelliti. I magmi del Marsili sono simili per composizione a quelli rilevati nell' arco Eoliano la cui attività vulcanica è attribuita alla subduzione di antica crosta Tetidea (subduzione Ionica). Si stima che l'età d'inizio dell'attività vulcanica del Marsili sia inferiore a 200 mila anni. Sono state inoltre rilevate tracce di collassi di materiale dai fianchi di alcuni dei vulcani sottomarini i quali potrebbero aver causato maremoti nelle regioni costiere tirreniche dell' Italia merdionale.
Assieme al Magnaghi,  al Vavilov e al Palinuro, il Marsili è inserito fra i vulcani sottomarini  PERICOLOSI del Mar Tirreno. Mostra, come già avvenuto per il Vavilov, il rischio di un esteso collasso in un unico evento di un crinale del monte. Inoltre, rilievi idrogeologici fatti in acque profonde indicano l'attività geotermica del Marsili insieme a quella di: Enarete,  Eolo,  Sisifo e la Secca del Capo, altre fonti idrotermali profonde del Tirreno meridionale.
Nel  febbraio del 2010 la nave oceanografica Urania, del CNR ha iniziato una campagna di studi sul vulcano sommerso. Sono stati rilevati rischi di  CROLLI POTENZIALMENTE PERICOLOSI che testimoniano una notevole instabilità. Una regione significativamente grande della sommità del Marsili risulta inoltre costituita da rocce di bassa densità, fortemente indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale; cosa che farebbe prevedere un EVENTO DI COLLASSO DI GRANDI DIMENSIONI
Il sismologo Enzo Boschi presidente dell'  Istituo Nazionale di geofisica e vulcanologia  (INGV), ha dichiarato: « La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la  CAMERA MAGMATICA è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento. »
« Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un'onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi, ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità.»
Scrive il giornalista Giovanni Caprara sul Corriere della Sera  del  29 marzo 2010 intervistando Enzo Boschi: << La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente TSUNAMI che investirebbe le coste della  Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri. »
Poichè non possiamo impedire ad un vulcano di esplodere,  possiamo pero' fare qualcosa per mettere in sicurezza le Coste delle regioni interessate per Fare in modo che uno Tsunami non produca lo stesso effetto di quello che il maremoto (allora si chiamava cosi') produsse a Messina nel 1908 e possiamo smettere di provocare l'instabilità con trivellazioni ed altri scempi.
Cosa stanno facendo in Italia per fronteggiare e risolvere un disastro di tali dimensioni. Disastro che potrebbe accadere in qualsiasi momento con una perdita incalcolabile di vite umane?
Una opinione personale mi porta a considerare che secondo me le due cose non sono indipendenti ma concatenate. Emilia Romagna, Marsili.....I sommovimenti tellurici interessano ed interesseranno tutta l'Italia. Fate qualcosa per favore.


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